E QUALCOSA RIMANE …

Corto
 
La cosa più importante nella comunicazione
è ascoltare ciò che non viene detto.
(Peter Ferdinand Drucker)
Cosa resta quando tutto sembra essere oramai evaporato?
C’è chi pensa che resti forse la parte migliore, quella depurata di tutto il superfluo, il fatuo, il vano, dell’illusione insomma.
La difficoltà principale però sta proprio nel riuscire a rendersi conto di ciò che veramente rimane, senza farsi prendere in maniera eccessiva da umori opposti che possono celare da un lato il disincanto e, dall’altro, l’eccesso di malinconica nostalgia.
E’ un equilibrio difficile quello di cui c’è bisogno adesso. Tanto più difficile proprio perché certi percorsi s’iniziano come immersi nella nebbia, senza alcuna consapevolezza di dove si potrà finire per sbattere.
Se questa è la logica dell’inizio, ma chiamarla logica è un puro eufemismo, non è semplice immaginare come sia possibile guidarne
poi sviluppi ed evoluzioni verso una sorta di approdo che ne definisca finalmente i contorni in maniera accettabile, stemperandone le inevitabili tensioni.
Anche se poi a dire il vero non era certo questo il problema sotteso, quanto piuttosto quella inconfessabile tensione interiore, non riducibile e comunque molto distante dalla fuga, orientata a riaprire finalmente una strada diversa, smarrita nel corso del tempo, ma sempre avvertita come irrinunciabile.
Le domande e le relative sensazioni che finiscono per condurle in superficie, come piccole bolle destinate a scoppiare lasciando dubbi sospesi a mezz’aria, certamente non mancano, quella che invece sembra essere venuta meno probabilmente è l’impellenza.
E’ solo un’ipotesi questa, ma credo di non sbagliare nell’avvertire intorno a me la perdita di quella che prima era invece fortemente sentita come ineluttabile eruzione interiore di materia sopita nel tempo, fin quasi ad essere dimenticata, tradirla, persa nei confronti di un presente sempre più distante dall’essere finalmente accettato, o meglio: condiviso fino in fondo.
Vorrei solo togliermi adesso dalla bocca questo strano sapore di fenomeno da baraccone.
E QUALCOSA RIMANE …ultima modifica: 2008-04-09T09:10:35+00:00da gi.punto
Reposta per primo quest’articolo

7 pensieri su “E QUALCOSA RIMANE …

  1. Gran bel post non c’è che dire, come sempre del resto, che si sa, con le parole sei un vero virtuoso.
    Sempre ottimista, anche se verso la fine sei scivolato come ogni comune mortale in una sorta di autocommiserazione (sei umano anche tu?) e sempre contorto, mai chiaro e diretto.
    Cosa resta quando tutto sembra essere oramai evaporato? Il NIENTE, il NULLA ASSOLUTO, il VUOTO TOTALE e questa conclusione non è dovuta nè a disincanto, nè a malinconica nostalgia, ma è solo un dato di fatto basato sull’esperienza, perchè ora lo so contro cosa sono finita per sbattere.
    Hai voglia a fare sciacqui, è quasi impossibile toglierselo quel sapore dalla bocca, perchè nostro malgrado, quando ci si ficca in certe situazioni, si finisce per diventarlo un fenomeno da baraccone.
    Ma di certo per te sarà diverso, vista la tua grande capacità di condividere e la tua ineguagliabile sensibilità e sono più che certa che presto ritroverai l’impellenza che non è certo persa ma solo leggermente sopita. Perciò ti prego non fare troppo caso a questo sfogo maldestro. Se scrivi questi post te li devi aspettare poi certi commenti calorosi, in fondo ne ricordo alcuni tuoi non propriamente all’acqua di rose.
    A differenza della fortunata “tizia” qui sotto o qui sopra, io i post me li scrivo da sola, perchè nessun altro lo fa per me, ma preferisco così. Perchè quello che sono è tutto lì dentro, nel bene e nel male, anche se il più delle volte qualcuno non capisce e quindi non gradisce affatto.
    Rimane il fatto che a volte accadono cose che, nonostante tutto,anche se magari sono solo semplicissime coincidenze, continuano a sorprendermi.
    Buona serata.

  2. In realtà questo è un post “vecchio” che avrei dovuto scrivere tempo fa. Ora mi è rimasto nella memoria solo quel sapore da fenomeno da baraccone…anzi…per essere più precisi quello da “scemo del villaggio”, ma si sa, io sono più categorica e razionale di te (quando la smetto di sognare) e riesco sempre a scovare il lato peggiore delle cose. Post da scrivere non ne ho, è come se li avessi finiti. Sto aspettando di capire se il serbatoio delle parole si riempirà ancora o se si è prosciugato definitivamente. Ma magari non si tratta di questo, magari ho solo bisogno di un idraulico per sturare i rubinetti e farle di nuovo fluire. (E se mi dici che quel che mi serve è un “trombaio” toscano beh…dammi qualche nominativo che magari lo contatto. :-))

  3. Più “baricentro dell’inquietudine” che mai questo post. Un’inquietudine sottile, leggera come un soffio, come quando si allontana con la mano un capello dalla fronte. Una domanda che si pone , ma alla quale non si desidera dare veramente una risposta, per non sentirsi come non si vorrebbe essere e per non segnare una demarcazione dolorosa tra il prima e il poi.

  4. Rimane una pentola vuota, perchè non evapori del tutto aggiungo altra acqua, sempre che voglia far rimanere “qualcosa”…. ps grazie del sorriso e dell’abbraccio che ricambio. Come sto ? A tratti disegno, sogno , insomma vivo come posso 🙂

Lascia un commento