IL BUCO NELL’OZONO

Buco nell'ozono
 
Un Amico è uno che sa tutto di Te e ti vuole Bene lo stesso.
(Elbert Hubbard) 
 
Si, debbo ammetterlo: si è decisamente aperto un Buco nel mio ozono, un grosso Buco, probabilmente una vera e propria voragine. Sarà poi il tempo a fare giustizia definendone esattamente dimensioni e tracciamento del bordo.
La cosa mi mette in crisi.
Con i Buchi infatti non ho una grossa dimestichezza, se si eccettuano quelli praticati nel muro con il trapano per appendere quadri o altre amenità, e quindi, non intendendomene molto, la mia capacità di affrontarli e gestirli risulta alquanto impacciata ed incerta, e per dirla proprio tutta: assai tristemente amara e dimessa.
Se adesso sembra  quasi che voglia scherzarci sopra è infatti solamente per un palese, quanto maldestro, tentativo di sdrammatizzare il peso che dentro di me grava in maniera opprimente in corrispondenza del Buco medesimo, rischiando proprio di trapassarlo in assenza di un’adeguata reazione, anch’essa interiore, che trovi il modo di sorreggere in maniera più o meno stabile quello stesso peso che resta adesso come unica testimonianza tangibile di un passato che non c’è più.
Attraverso un Buco si può anche arrivare ad osservare in maniera inaspettata la realtà che non vedevamo o che non volevamo proprio vedere, tuttavia il ruolo di chi osserva da dietro il buco non è certo quello di chi la realtà la vive in prima persona. Si può quindi guadagnare in chiarezza di osservazione perdendo però tutto il resto, tutto ciò che dalla partecipazione attiva trae sostanza e linfa vitale.
Da dietro il Buco non si vive più, anche se può sembrare di aver finalmente acquisito una consapevolezza di livello superiore, però ammettiamolo: si è perso molto di più di quello che pensiamo di aver guadagnato.
E tutte queste parole che scorrono? Da dove vengono? O meglio: dove se ne vanno?
Che domande! Se ne vanno nel Buco stesso che le ha generate, dopo aver ucciso tutte le altre, come nel Buco al centro del lavandino, universo nero attraverso il quale vediamo scomparire quella parte di noi che non volevamo più ci facesse compagnia, a volte a torto, in altri casi a ragione.
Mi torna alla mente, per non so quale invisibile collegamento, anche un episodio decisamente anomalo e curioso. In un frammento visto per caso di un vecchio film del colonnello Buttiglione, che al solo nominarlo schiere di filmofili dal palato sopraffino si rivoltano nella tomba, ricordo di aver assistito ad un fenomeno tanto ridicolo quanto significativo: sulla tavola della mensa delle reclute si rovesciava il fiasco di un vinaccio acido, evidentemente non selezionato in base alla sua qualità, che finiva in breve tempo per provocare un Buco nel piano stesso del tavolo e, per conseguente gocciolamento, anche sul pavimento e nel solaio sottostante.
Certe cose non si dimenticano, e chissà poi se il suo effetto ha finito prima o dopo per esaurirsi, evitando così di mettere a rischio anche gli equilibri stessi al centro del nostro inquieto pianeta.
Perdonate a questo punto le sciocche digressioni di un illuso impenitente, l’umore è quello che è e poi, vista l’ora, un altro Buco mi attende: quello nello stomaco che, se trascurato troppo a lungo, può finire per ottenebrare anche le menti più lucide
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IL BUCO NELL’OZONOultima modifica: 2008-04-30T13:10:00+00:00da gi.punto
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6 pensieri su “IL BUCO NELL’OZONO

  1. Adoro i Buchi, e tutto ciò che è voragine, è profondità di un vuoto. Perché puoi riempirlo, puoi risalire e venirne fuori, puoi osservare cose che diversamente non vedresti, o non le noteresti. Puoi quasi specchiarti. Avevo perso, lo ammetto, sì, avevo perso un pò l’abitudine alle tue parole. Oggi ho trovato un minuto, tra un viavai continuo, novità matrimoniali, valige da preparare e quant’altro, per leggere. E scivolano, così dolci e lente che fanno tenerezza. Persino ad un cuore duro di brigante come il mio. T’abbraccio, e ci ritroveremo alla fine di maggio, al mio ritorno dall’America. Mi sento tanto emigrante … solo che al posto di una valigia di cartone e tanta disperazione tra le mani, ho bagagli forti e capienti. E sogni grandi che io stessa fatico a dire.
    Ti voglio bene.

  2. Al ritorno dal mio personale “buco”, fatto di tesine e corsi on-line, e in attesa di tuffarmi in altre voragini passo a salutarti. Sai che la foto che hai scelto mi ha fatto venire in mente un gioco che faccio ancora a desso? Guardo il cielo riflesso in una pozza d’acqua e vedo una porta aperta su un mondo meraviglioso in cui potrei tuffarmi e perdermi. Il senso di vertigine e di illusione, per un breve attimo, mi allontana da tutto… Ma i “buchi” a volte, sono infidi, piccole serrature che focalizzano su micro-mondi e annullano il resto… Certo è che se le tue parole fluttuano inesorabili, io le seguo volentieri, almeno mi fanno sentire di nuovo a “casa”. Ciao.

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