MOMENTI

Ero decisamente troppo piccolo per capire quell’Uomo così strano che cantava l’Amore dalla parte delle radici oppure le filastrocche per i bambini con una serietà così estranea per quei tempi ed anche se non riuscivo ad afferrarne compiutamente il senso ne rimanevo tuttavia molto incuriosito, proprio come accade di fronte a cosa più grande e quindi sostanzialmente inafferrabile per quelle mie mani ancora così minute.
La sensazione, che ricordo molto intensamente, era rafforzata in parte forse anche della parodia di se stesso come punta più elevata della tristezza e del lamento che così spesso gli veniva cucita addosso dalla critica e che tutto sommato riusciva a portarsi dietro con una grande dignità.
Anche per questi motivi non posso adesso fare a meno di riconoscere in Lui la sensibilità estrema e l’atipicità dei modi usati per trattare temi che, fino a quel periodo, la musica leggera italiana aveva affrontato quasi sempre in maniera molto semplicistica e superficiale oppure non aveva affrontato affatto.
Indipendentemente dai gusti, la figura di Sergio Endrigo rimane quindi una testimonianza originale e fortemente anticipatrice della possibilità di coniugare proficuamente anche da noi fenomeni di cultura popolare di massa con la capacità di cogliere lo sconforto, tutto esistenzialista, del pensiero, finalmente liberato dalle necessità materiali, che si scontra con la dura consapevolezza dell’esistenza, costituendo in un certo senso l’alternativa più flessibile, multiforme e meno drastica ripetto a quella impersonata con diverso atteggiamento da Luigi Tenco.
Questa bella canzone rimasta inedita e recentemente fatta rivivere da Syria ne è un’ulteriore testimonianza:
 
MOMENTIultima modifica: 2008-07-23T14:40:00+00:00da gi.punto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento