CARISSIMA SETTEPAROLE …

Relativity
 
“Quando qualcuno ci delude forse è perché ci eravamo illusi.
Chissà…
PS. Il tuo blog è molto cambiato e non solo nella veste grafica.
Un saluto sempre uguale.”
 Sette

Carissima Sette,

illudersi non è certo un reato e, probabilmente, non è nemmeno eccessivamente disdicevole il fatto di dedicarsi ancora ogni tanto a questa nobile ed antica arte.
Il problema però, in questo ed in altri casi, credo sia da porsi sotto una ben più ampia prospettiva: da non sottovalutare è ad esempio l’eventuale fondatezza o meno che appunto a tale illusione possa essere più o meno oggettivamente attribuita, ma anche la dimensione stessa della delusione che eventualmente ne dovesse conseguire non deve essere trascurata, dove per dimensione intendo semplicemente l’ampiezza del distacco riscontrabile a posteriori tra le due “sorellastre”, senza dimenticare poi che la delusione stessa non necessariamente è sempre e comunque conseguenza di una preesistente condizione di illusione. In quest’ultimo caso infatti credo sia importante il riconoscere che lo stato di illusione nei confronti delle persone fa necessariamente riferimento ad un qualcosa che ci si aspetta che esse facciano, pensino, esplichino o quant’altro, determinando pertanto in noi stessi una condizione di aspettativa se così si può dire di tipo “attivo”, mentre invece lo stato di delusione, in maniera molto più ampia, può anche derivare dalla semplice constatazione del verificarsi di comportamenti che in qualche modo si discostano, in negativo, dallo standard umano statisticamente più attendibile, o comunque dal manifesto tradimento di valori comunemente riconosciuti alla luce del sole, senza che necessariamente qualcosa in particolare ci si stesse attendendo.
Allargando però di nuovo il discorso alla possibilità di lasciarsi comunque andare all’illusione, con tutto quello che ne può conseguire in termini di delusione, credo fortemente che se proseguendo su questa strada si dovesse finire per convincersi che l’unica soluzione al rischio potenziale che le aspettative che gli altri suscitano in noi risultino poi del tutto infondate, o peggio tradite, è semplicemente il rifiutarle in partenza ecco che la Vita finirebbe per ridursi a ben triste cosa: un po’ come “tagliarselo per fare dispetto alla moglie”, insomma.
Cercando tuttavia di restare un po’ più aderente al tuo stimolo, credo non sia poi così strano, o necessariamente frutto di illusione superficialmente mal riposta, il provare una sensazione di forte delusione per chi ha esercitato nei propri confronti la viscida arte della finzione, e quando parlo di finzione non faccio certo riferimento alla sua sublime versione concettuale teorizzata e messa in pratica dal mio amato Pessoa.
Le parole hanno infatti sempre molti significati, più o meno nobili o astratti, ma in questo caso  il riferimento non può che essere quello più triste e più vigliacco, semplicemente perché è di questo che in realtà mi sono ritrovato oggetto.
Quando cerchi di dare quel poco che hai in maniera magari anche un po’ sprovveduta, ma comunque sempre del tutto disinteressata e trasparente, e ti ritrovi ripagato con le monete della manipolazione, della menzogna e della finzione più spudorata, pettegola e traditrice … beh, credo che di parole non ne servano poi molte altre per rendere a pieno l’idea.
Quando ti ritrovi persone che ingenuamente ritenevi amiche a razzolare impunemente dentro alla tua posta alla ricerca di chissà quali segreti, per scopi che non voglio neppure provare ad immaginare, e che una volta sollevato il velo nero dietro cui si celavano l’unica cosa che sanno fare, dopo aver tentato inutilmente di negare l’evidenza, è quella di balbettare scuse insensate, rimandando a chissà quando la fornitura di spiegazioni che potessero in qualche modo cercare di giustificare un simile operato … beh, credo non ci siano poi molte sfumature a cui attaccarsi per evitare di restarne profondamente delusi.
Non voglio però annoiarti ulteriormente Sette, non lo meriti, e perdonami anzi per questa sorta di sfogo personale non richiesto ma in fondo ci tenevo a trasmetterti almeno una parte delle ragioni che in qualche modo possono aver determinato i cambiamenti che mi hai fatto notare.
Non preoccuparti però, nonostante tutto queste sono comunque cose che con il tempo passano, lasciando nel ricordo solamente la loro parte migliore che poi finisce sempre per essere quella che è stata generata da chi ha saputo infondere alle situazioni semplicemente le proprie migliori intenzioni, indipendentemente da tutti quelli che poi possono essere stati i risultati che effettivamente sono venuti a determinarsi.
E’ per questo che mi sento sinceramente di dirti che anche il mio saluto resta comunque “sempre uguale”, esattamente come quello che hai voluto lasciarmi e che ho ricevuto con grande piacere.
A presto …
G.
(Relativity, litografia di M.C. Escher, 1953)

CARISSIMA SETTEPAROLE …ultima modifica: 2008-09-18T00:36:00+00:00da gi.punto
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “CARISSIMA SETTEPAROLE …

  1. Il tuo commento (e il tuo post) meritano una risposta. La mia frase, in ogni caso, non voleva caricare di colpe l’illusione. Beato chi ancora riesce a farlo, io sono stata tutta la vita una di quelle che “l’avrebbe tagliato…” e me ne vergogno. La famosa storia dei rimpianti e dei rimorsi. Avrei voluto qualche rimorso in più. E comunque, g.,il tuo modo di scrivere e argomentare è sempre lo stesso ed è forse per questo che tu non mi deludi. Con affetto, Anna

  2. Accidempolina! (Mi sarebbe venuta più naturale una esclamazione che ha a che vedere con quella roba da tagliare per dispetto…ma mica sono scurrile io!).
    Ti ho sempre detto che spesso mi hai “rubato” i post, per una comunanza di situazioni e sensazioni. Questo però no, questo è solo tuo, perchè se anche le sensazioni sono simili, ognuno poi vive le proprie in modo diverso. Non che non abbia passato le stesse fasi, ma le ho, credo, elaborate in un modo diverso. Forse perchè ho imparato a vivere con più distacco certe “illusioni” (“imparato” non vuol dire che sia stato sempre così). Ricordi le parole di “teorema”? (..chi meno ama è più forte si sa..). Chi è meno coinvolto assimila meglio le delusioni, e forse riesce a dare anche una diversa lettura ai fatti. Nelle situazioni che ci coinvolgono invece, si rimane annegati nelle cose che non si comprendono. A leggerti così io oggi mi sento più forte di te (il che è tutto dire) e ho la sensazione che potrei seminare un sacco di punti alla fine di discorsi, anche all’inizio e anche nel mezzo. Devo solo selezionare bene la semente. Questa volta voglio dei “punti e basta” e non dei “punti e a capo”. Tu, per caso, tratti l’articolo? 🙂

Lascia un commento