CARISSIMA RIP… (SOTTOTITOLO: DELLO SDEGNO GENERATO DALL’EGOISMO E DELL’IMPORTANZA CHE ESSO SIA ADEGUATAMENTE MANIFESTATO)

No cara amica, non sono d’accordo,
tu parli da donna ferita.
(Marco Ferradini, Teorema in versione femminile)

Carissima Rip,
hai fatto mai caso che tutti quelli che citano la nota canzone di Marco Ferradini di Lei ricordano solamente il concetto espresso nella parte iniziale? Quella del celeberrimo frammento relativo alla “forza”, per intendersi, che guarda caso hai citato anche Tu nel commento che hai lasciato.
Non credo sia affatto casuale questo, la prima parte della canzone è infatti quella che possiamo definire come essenzialmente “soggettiva”, in cui sono espressi con forza il sentimento della difesa, della chiusura, del desiderio di rivalsa e di dominio, della visione parziale e, sintetizzando, dell’egoismo insomma, ma se hai la pazienza di andare oltre alla prima “reazione” istintiva, allora trovi ben altro in quella canzone, il cui reale significato è esattamente l’opposto di quello che sembrerebbe emergere dopo una sua superficiale memorizzazione.
Sembra quasi che la maggior parte delle persone riesca a percepire, e quindi fissare poi nella propria mente, solamente ciò resta limitato all’interno della sfera della percezione soggettiva della problematica relazionale interpersonale.
Sotto questo punto di vista anche la tua analisi parziale della situazione è altrettanto superficiale, credimi, ma posso perdonarti per questo, anche perché sono molte le cose che non sai (o forse in realtà ne sai anche molte più di me, ma io questo non posso certo darlo per scontato, figurati che ancora non ho ben compreso neppure se Tu esisti veramente, e qui, nonostante la serietà della trattazione, almeno un piccolo sorriso andrebbe proprio inserito :-).
In virtù di tutte queste incertezze, nel dubbio, e sempre se me lo concedi, posso pertanto cercare di condurti un poco “oltre”, anche perché se si comunica per riuscire a comprendersi veramente non bisogna certo poi fermarsi alle prime “strofe” di una qualsiasi storia.
Una prima inesattezza, che non posso certo condividere, è stata quella di riportare schematicamente l’analisi sull’ipotesi, già da me ampiamente confutata rispondendo a Setteparole, che la situazione risulti semplicemente paragonabile ad un banale esempio di dualismo illusione-delusione. Non si tratta infatti, in questo caso, di qualcosa del genere ma di una manifestazione di puro e semplice sdegno nei confronti di comportamenti scorretti dettati semplicemente da egoismo personale. Ed al cospetto dell’egoismo posso candidamente confessarti che anche la mia sostanziale tolleranza e comprensione nei confronti dell’errare, che resta sempre molto diffuso in quanto  umano, ti assicuro che vacilla e non poco.
Quando le condizioni lo richiedono, il lasciarsi andare all’esternazione dello sdegno poi non è affatto un sintomo di debolezza connessa al coinvolgimento, come immagini, ma solamente una coerente conseguenza comportamentale di chi ha sempre voluto mantenere, nonostante tutto e contro ogni evidenza, comportamenti trasparenti e costruttivi, ma, giunti al capolinea, dalla carrozza bisogna per forza scendere, anche se dentro di noi avremmo voluto che il vettore fosse stato condotto in ben altre direzioni.
La capacità di comprendere le situazioni e di darne poi una lettura più o meno aderente alla realtà non è affatto inversamente proporzionale al coinvolgimento effettivo che si è in grado di mettere in campo, a meno che Tu non voglia confondere il coinvolgimento appunto con una sorta di “sbornia” infantile o demenziale, ma come Tu ben sai io sono astemio da sempre, anche se perfettamente in grado di riuscire comunque spesso a produrre stati di coinvolgimento effettivamente e particolarmente intensi. Di contro, chi non si lascia coinvolgere dalle relazioni umane, o quantomeno si limita molto, non per questo è necessariamente in grado di leggerle meglio, semplicemente è solo in grado di evitare di doverle leggere per forza, e questa se permetti non è proprio la medesima cosa.
In definitiva la “lucidità” nell’esaminare le situazioni si colloca su di un piano che non è esattamente individuato dalla sola variabile che hai preso in considerazione, cuore e cervello non vivono infatti sempre e comunque in ciascuno di noi una condizione da separati in casa.
L’eccessivo “distacco” non è mai una bella cosa da esercitare, ma su questo non insisto perché del “tagliarselo” ho già parlato abbastanza in precedenza e sono certo che almeno questo è un concetto che hai perfettamente chiaro (ce lo vogliamo mettere anche qui un altro bel sorriso 🙂 ?.
Su una cosa però hai perfettamente ragione: il post precedente, ma credo che anche questo in effetti lo sia, è solamente mio. Il motivo non mi è del tutto chiaro ma effettivamente anche io ho avuto, come Te, questa netta sensazione. Forse ci sono momenti in cui la solitudine intellettuale è imprescindibile e necessaria, anche se non so, matematicamente parlando, se essa risulterà poi anche sufficiente al reperimento di una soluzione, ma si sa … a noi piace camminare e non necessariamente arrivare per forza.
Mi rendo conto adesso di non aver ancora affrontato il tema centrale della canzone da cui siamo partiti, il messaggio insomma che quasi tutti finiscono per dimenticare, come avevo osservato all’inizio.
La riflessione principale che l’autore voleva stimolare si colloca proprio nella parte finale, alla trentesima strofa, che recita infatti così: “basta essere quello che sei”.
La necessità di trasparenza è ciò che vuole emergere dunque veramente da quel testo, un messaggio stimolante e profondamente ottimistico, assolutamente contrario all’inno iniziale che incita invece all’astensione dal coinvolgimento e che tutti ricordano così bene, quello appunto che Tu citavi nel commento e che costituisce al contrario per l’autore esattamente la tesi che si vuole andare a confutare.
E cos’è lo sdegno di cui si parlava prima? Se non proprio la rivendicazione forte e necessaria del valore della trasparenza da applicarsi appunto, sempre e comunque, all’universo delle relazioni umane, di pari passo con l’affermazione in definitiva dell’esigenza di abbandonare ogni logica personale di tipo egoistico nella conduzione dei nostri comportamenti relazionali.
Per quanto riguarda gli articoli che sono in grado di trattare, mi dispiace purtroppo di doverti deludere, infatti non solo sono sprovvisto dei “punto e a capo”, a cui del resto hai manifestato di non essere interessata, ma debbo confessare che purtroppo risultano assai lontani dalla mia logica anche i famigerati “punto e basta” da Te così fortemente anelati. La causa credo sia probabilmente da ricercarsi nel fatto che istintivamente li ritengo, a torto o a ragione non so, fortemente collusi con quello specifico egoismo di cui appunto ho cercato di trattare prima.
Qualche “punto” però, cercando bene sul fondo, credo di poterlo ancora rintracciare, un genere di “punto” certamente più modesto, meno eclatante e tassativo rispetto alle richieste di questa esigentissima clientela, ma che cosa ci vuoi fare? Un “punto e virgola” ritengo infatti che si adatti molto meglio alla mia natura così profondamente legata ad un fluire più o meno costante e continuo che, proprio per questo, non si ritrova poi molto a suo agio tra i sussulti e gli scossoni di chi preferisce il repentino ed insensato distruggere al ben più faticoso e lento costruire.
Sei per caso interessata all’articolo 🙂 ?
G.

P.S. Non ho inserito immagini in questo post, come puoi vedere, ma non credere che questa sia una mancanza di riguardo nei tuoi confronti, assolutamente no. Il fatto è che l’immagine che ritengo più adeguata è ancora quella che ho già utilizzato qui sotto per Setteparole.
Vorrei che Tu adesso la osservassi con calma e con molta attenzione. C’è rappresentato infatti un piccolo ma complesso universo di relazioni umane tra quei pochi pixel, ed il tutto è fortemente amplificato dalla multiforme proliferazione dei diversi punti di vista.
Prova adesso a immaginare se adesso quelle stesse relazioni venissero improvvisamente inquinate dal sospetto, dalla rivendicazione personalistica, dalla volontà di manipolazione o dall’incontenibile esigenza di controllo e di possesso.
Cosa credi che resterebbe di quel piccolo universo intrecciato? Probabilmente solo un ammasso di macerie che non potrebbe mai riuscire a trovare un proprio equilibrio.
Ecco … prova adesso al contrario ad immaginare una improvvisa diffusione dell’esercizio personale della trasparenza … cambierebbe qualcosa secondo Te?

CARISSIMA RIP… (SOTTOTITOLO: DELLO SDEGNO GENERATO DALL’EGOISMO E DELL’IMPORTANZA CHE ESSO SIA ADEGUATAMENTE MANIFESTATO)ultima modifica: 2008-09-19T23:28:00+00:00da gi.punto
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3 pensieri su “CARISSIMA RIP… (SOTTOTITOLO: DELLO SDEGNO GENERATO DALL’EGOISMO E DELL’IMPORTANZA CHE ESSO SIA ADEGUATAMENTE MANIFESTATO)

  1. Wow … finalmente ti si rilegge. Che un solo commento ti porti a scrivere un post così circoscritto e articolato e circostanziato può voler dire soltanto una cosa dal mio punto di vista. Hai voglia di tornare a scrivere (trattasi di una lettura superficiale? non è così? trattasi di una mia mera illusione di potere tornare a leggerti? stiamo a vedere!). Per quanto riguarda il contenuto del post ti sembra troppo banale se ti dico semplicemente che ti capisco? 😉

  2. Trovo il contenuto di questo post una terribile scorrettezza da parte tua. Come puoi rinfacciarmi di usare, all’interno di un concetto complesso, solo la parte che mi fa comodo? Io lo so che è così, ma tu non lo devi sottolineare!!!:-))) Non è leggerezza aver utilizzato una sola frase ma puro e semplice opportunismo, quella mi serviva e quella ho usato 🙂
    Dicendo che il post è solo tuo non intendevo dire che non ne condivido, in linea di massima i contenuti. In situazioni simili io ho reagito molto peggio, ma è un tono, quello del tuo post, che non ti avevo mai visto usare. Da quando ti leggo ti ho sempre visto mitigare i sentimenti più negativi con un (oserei dire quasi estenuante) ottimismo rivolto a tutto e a tutti. Invece adesso ho visto prevalere solo la delusione, la rabbia e anche il rancore. Sinceramente, per come ti avevo letto fino ad ora, pensavo che tu non fossi neppure capace di manifestare sentimenti così “negativi” (“Negativi” non nel senso di sbagliati, sia chiaro). Per un attimo l’impressione che ho avuto leggendoti è quella di essermi trovata di fronte al Visconte dimezzato di Calvino (perdona la citazione letteraria, ma ho letto due libri in tutto nella vita, almeno che li sfrutti per apparire colta! :-)) e di avere visto l’altra metà.
    Io lo so di essere per certi aspetti “autodistruttiva” e il distacco a volte accellera la distruzione a volte la limita. Sono reazioni chimicamente diverse che, con manifestazioni opposte, tendono allo stesso risultato: l’equilibrio. Io non sono aperta a tutto come te, non per scelta, ma perchè quanno hanno distribuito il carattere a me questo è toccato. Quando lascio entrare qualcuno nella mia sfera intima, ed è raro, e questo qualcuno mi delude, dopo tutte le fasi (domande, supposizioni, rancore, rabbia, disgusto, indifferenza ecc.) si alza una barriera trasparente che non nasconde quello che è stato ma che lo bolla come non importante. A quel punto, con altri occhi, riesco anche a comprendere certi comportamenti, che non posso nè condividere nè fare miei, ma che “rivalutano” in certo qual modo chi li ha posti in essere. Ma sono valutazioni che rimangono solo nella mia mente e che, neppure se ci fosse l’ occasione, verrebbero esternati. Oh ma è una strada lunga, a volte mi ci vogliono anni. Però quando gli anni sono passati e tutto è metabolizzato la rabbia si annebbia.
    E adesso scusami se non arrivo a rispondere puntualmente a tutte le domande esplicite o implicite che poni, ma un piccolo esercito di pancine brama il rancio. Baci 🙂

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