QUANDO ABBASSO GLI OCCHI …

Tamara
 
“Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta
se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede.”
(Henry Miller, Sexus)
 
Se ci fosse un uomo che osasse dire tutto quello che ha pensato di questo mondo, non gli resterebbe un piede quadrato di terreno su cui stare in piedi. Quando un uomo si fa avanti, il mondo gli crolla addosso e gli rompe la schiena. Ma ne restano in piedi sempre troppe, di colonne, troppa umanità purulenta perché fiorisca l’uomo. La sovrastruttura è una menzogna e le fondamenta sono una paura trepidante.
Se a intervalli di secolo compare un uomo con uno sguardo disperato, affamato, nell’occhio, un uomo capace di rovesciare il mondo per creare una razza nuova, l’amore che egli porta al mondo si muta in bile ed egli diviene un flagello.
Se a volte incontriamo pagine esplosive, pagine che feriscono e bruciano, che strappano gemiti e lacrime e bestemmie, sappiate che son pagine di un uomo alle corde, un uomo a cui non resta altra difesa che le parole e le parole sono sempre più forti della menzogna, peso schiacciante del mondo, più forte di tutte le ruote e i cavalletti che i vili inventano per infrangere il miracolo della personalità.
Se un uomo mai osasse tradurre tutto quel che ha nel cuore, mettere giù quella che è la sua vera esperienza, quel che è veramente verità, io credo allora che il mondo andrebbe infranto, che si sfascerebbe in frantumi, e né dio, né accidente, né volontà potrebbe mai radunare i pezzi, gli atomi, gli elementi indistruttibili che componevano il mondo.
 (Frammento estratto da Tropico del Cancro in un momento di silenzio)

QUANDO ABBASSO GLI OCCHI …ultima modifica: 2009-01-16T13:18:00+00:00da gi.punto
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4 pensieri su “QUANDO ABBASSO GLI OCCHI …

  1. Mammamia che responsabilità… il primo commento. Intanto rompiamo il ghiaccio con un bentornato… alla carica, come al solito. In questi giorni le parole sono un tema che mi sta molto a cuore… troppe parole, e troppo precise forse possono davvero fare terra bruciata intorno, ma chi non sa trasformare in parole, almeno per un attimo, almeno in qualche momento per interrompere l’apnea della solitudine e del logorio interiore, finisce per soffrire enormemente. Le parole, poi, hanno un’altra necessità, oltre quella di essere dette. Quella di avere bisogno di essere ascoltate.
    Un saluto, M.L.

  2. Il tuo commento mi ha fatto pensare a lungo. Il tuo post anche.La frase di Miller la capisco. credo che il bisogno di scrivere nasca soprattutto dalla incapacità di tradurre in vita vera le proprie aspirazioni e i propri sogni. Che tali restano per chi ha poco coraggio. Come me, per esempio. Però la verità…Quello è un altro discorso.Quella la dico sempre e me ne assumo i rischi, quando si tratta della mia. E cadono alcune pietre qualche volta…Tu sembri chiedere un consiglio, ma cos’è che vuoi? Vuoi dirla la tua verità? Vuoi che altri dicano la loro? O vuoi semplicemente vivere la tua vita nella chiarezza e senza infingimenti?. In questo caso vai e assumiti i rischi di questa libertà. Se ho sbagliato a capire tutto, se ho fatto una somma frettolosa di cose diverse (post e commento) allora aiuta tu me a capire. Serena notte.

  3. Se dicessi che leggere questo parole è stato guardarmi allo specchio sarei una sfrontata, una spudorata. Come sempre. Perché sarebbe specchiarsi nello specchio che non è di casa mia, proprio come una civettuola. Se dicessi che è vero, quando si trovano pagine che feriscono, disturbano, il sovraccarico è talmente tanto grande che non si riesce ad intravedere sopra chi o sopra cosa si è adagiato quel peso. Perché la verità è che alla gente chiedersi di quell’uomo non interessa. Perché scendere nelle viscere delle persone, o delle cose, persino scendere nelle viscere delle parole, comporta irrimediabilmente correre un rischio. Il rischio di non essere pronti a fronteggiare il vulcano, l’uragano, la tempesta. E si preferisce osservare il tutto da di sopra. Se dicessi che mi sono emozionata, che ho un nodo alla gola perché avrei voluto scriverle io queste parole, io e il mio tempo, io e questo tempo assurdo di silenzio che urla dentro di me, sarei semplicemente presuntuosa. Forse egoista. E’ che quando sono gli altri a scrivere cose che riguardano te e come ti senti accade di sostituirti, arrogantemente, all’altro. Accade quasi di salire sulla sedia e dire io, anch’io. Scansati, ci stiamo in due dai. Fatti piu in là.
    Prenderò in prestito il tuo estratto. Prima o poi forse sarà l’unico modo per spiegare delle cose a delle persone. O forse semplicemente sarà come quando piove. E tutto scivola via.
    Un abbraccio tutto per te, te insostituibile. Con l’affetto che tu solo sai.

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