LEGITTIMAZIONE AD AGIRE

Standing

“I più grandi dolori sono quelli di cui noi stessi siamo la causa.”
(Sofocle)
Hai mai provato a dare una martellata sulla mano di una persona seduta molto vicino a Te?
Per quanto ti sia vicina, non senti alcun dolore.
Chi invece ha quella stessa mano strettamente connessa al proprio sistema nervoso avrà una reazione completamente diversa dalla tua, anche se in quel preciso momento era casualmente distratta.
La Vita è così.
Mi è capitato molte volte di sentire uomini che si lamentavano del fatto che spesso le donne si perdono dietro “i peggiori”, purché esteticamente gradevoli.
Bene, indipendentemente dalla fondatezza o meno di una tale affermazione, non ho mai visto uno di quegli stessi uomini voltarsi al passaggio di una donna bruttina ma molto, molto profonda.
Sai come si chiama tutto questo? Per fare solamente qualche esempio. Tutto questo ha un nome preciso e si chiama: “soggettività”.
La soggettività è insomma ciò che porta spesso a non tollerare negli altri i nostri stessi difetti o che ci fa lamentare per gli stessi torti che spesso infliggiamo agli altri, ma non sono solamente questi i suoi effetti. Un altro suo effetto importante è quello dell’incomprensione.
A volte, pur parlando la stessa lingua, si riesce in maniera quasi perfetta a non comprendersi. I motivi possono certamente essere diversi ma i più comuni sono strettamente connessi al diverso peso che assumono le stesse cose in persone diverse o, più semplicemente, la lettura o l’importanza diversa che sono date alle solite stesse cose semplicemente in funzione del relativo autore.
Non comprendere, o fraintendere, ed il non essere compresi, oppure fraintesi, sono solo le due facce della stessa medaglia, e non conta da quale parte ci troviamo nel caso specifico perché durante la vita capiterà di vivere ed interpretare a turno entrambi i ruoli.
A volte l’incomprensione nasce dalla scarsa dedizione di chi si trova a dover leggere la situazione ma, in altrettanti casi, è l’incompreso stesso che fa di tutto, a volte anche in maniera inconsapevole, per riuscire tale (e non entro adesso nel distinguo tra “dolo” e “colpa”, per non appesantire, e poi del resto di queste sfumature sei certo maestra).
Non c’è niente di male nel vivere in maniera soggettiva, fa parte della natura umana come il sonno, la fame o l’istinto sessuale. Il problema però si pone quando dall’espressione personale, sempre tollerabile, si pretende di passare con noncuranza e con gli stessi parametri all’universo della valutazione, del giudizio ed a quello della condanna. Qui la soggettività dell’azione non è certamente più accettabile.
La Nobiltà delle persone sta tutta nel riconoscimento del limite di applicazione della propria soggettività e nella tolleranza che riescono ad applicare nei loro rapporti con il mondo circostante. Non è facile essere equilibrati in questo, no, non è affatto facile, e la cosa più difficile da accettare sono infatti i propri errori, quelli che, se ammessi, in qualche modo potrebbero anche distruggerci.
Credo anch’io che non ci siano in giro persone forti o persone deboli. Ci sono solamente persone superficiali, persone arroganti, persone più o meno consapevoli, persone più o meno disponibili o persone in grado di comprendere e, in un certo senso, in grado di Amare. E spesso, le stesse persone, riescono a fare in momenti diversi anche azioni tra loro del tutto antitetiche, incompatibili ed incoerenti.
Ecco perché parlare degli “altri”, della “gente” insomma, non ha poi molto senso, così come non ha molto senso il lamento esercitato nei confronti dei cosiddetti comportamenti collettivi.
Sotto questo punto di vista dovremmo probabilmente iniziare ad operare dei distinguo all’interno della massa informe ed indefinita della gente per riuscire a farne emergere tante infinitesime individualità, caratterizzata ciascuna dai propri entusiasmi e dai propri limiti, dalle proprie molte, forse troppe, parole e dagli altrettanto insopportabili momenti di silenzio.
Sarà solamente in quel momento possibile, e corretto, mandare finalmente qualcuno a quel paese per ciò che avrà saputo fare.

Quando ti capiterà ancora di ritrovarti sulla porta con la manina alzata, cercando di salutare chi magari nemmeno se lo merita, prova allora a pensare che in fondo questo tuo gesto è solamente un sano esercizio di quella tolleranza (e perché no? Anche di quell’Affetto) che non può che renderci migliori di quel che di solito riusciamo ad essere.

Nonostante l’egoismo.

LEGITTIMAZIONE AD AGIREultima modifica: 2009-04-24T16:20:00+00:00da gi.punto
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3 pensieri su “LEGITTIMAZIONE AD AGIRE

  1. Caspita, che arringa.
    Credo di essermi stancata di rincorrere persone che non hanno alcuna voglia di essere prese. Di far ridere gente che ha voglia solo di piangere. Di tendere la mano a chi ha voglia solo di starsene a terra.
    Che ciascuno sia quel che è. Di certo la mia mano la infilo in tasca. Non starò per sempre sullì’uscio.

  2. Ho una sola, una sola cosa da dirte, ancora. Perché al di là di tutto ne abbiamo parlato, no ? Si che ne abbiamo parlato. Della interpretazione, della riflessione quando si legge qualcosa. Quella che tu chiami soggettività è una cosa meravigliosa. Così come le diversità, o i caratteri, o le personalità, o i diversi modi di reagire e bla bla bla. La peggior cosa che esista al mondo è la soggettività ridotta ad uno stato tale da chiamarsi in un solo modo. Egoismo. Io ho dovuto imparare a fare passi indietro, quando voglio bene a qualcuno. Ho dovuto, altrimenti lo perdevo. Ho dovuto imparare a sorriderne, quando non avevo voglia. A ridere, quando non avevo voglia. Un po come fanno i genitori che temono di mostrare le loro paure ai propri figli, no ? Qualcosa del genere. Sai cosa, Giuliano ? La gente, la gente è come i bambini. Succhia il latte, e quando è finito si addormenta. Paga e sazia. Ma con molta, molta meno innocenza che loro.

  3. Tutte quelle cose non le riesco a fare io, le riesce a fare la donna di cui ho scritto, e credo che forse sotto sotto qualche brivido lo provi anche lei. Salvo eccezioni rarissime ormai, non scrivo di me sul blog.
    Credo di essere preziosa, abbastanza da darmi a chiunque, seppur virtualmente. Un bacio, buon fine settimana carissimo mio.

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