PENSIERI “EPIFANICI”

Come dice Gea … ciascuno ha i suoi “capodanni”.
Per ognuno di noi infatti ci sono delle date che assumono dei significati particolari, a volte danno il senso dell’inizio di qualcosa di nuovo, a volte ci ricordano semplicemente un evento più o meno importante. In altri casi è il ricordo di una persona cara che ci torna alla mente con una particolare intensità in corrispondenza di una specifica giornata.
Per “Befana” è il ricordo di mio Padre che ogni volta torna a “bussare”.
E’ una data questa che collego in maniera indelebile al suo lavoro … no, non è che Lui per lavoro facesse la “Befana” … tutt’altro … ( e chi desidera conoscere il perché, nel caso sia un “curioso” di quelli disponibili a qualunque fatica pur di soddisfare il proprio “desiderio”, può tranquillamente “scavare” fino all’anno scorso … non voglio “ripetermi”).
Un pensiero che mi ha colto quest’anno ha messo in inattesa relazione il gioco dei “ruoli” che i figli finiscono per scambiare con quelli del loro genitore.
Quando avevo l’età di Lorenzo, mio Padre aveva più o meno la mia età.
Allora guardavo con gli occhi del “figlio” questo importante rapporto, adesso mi ritrovo dall’altra parte della barricata.
E’ strano confrontarsi in questo gioco di scambio, e la consapevolezza raddoppia, almeno in apparenza.
Di solito, si cerca sempre di capire quale possa essere veramente il “pensiero” dell’Altro. Perché in buona sostanza si dà per scontato che il proprio lo si conosca già, e con una certa precisione, ma fermandosi un attimo a riflettere … forse certe sicurezze vengono meno ed allora “tutto” diventa possibile.
Cosa mi aspettavo? … Cosa mi aspetto adesso?
Quale giudizio davo? Con quale consapevolezza? … Quale giudizio mi trovo a dare adesso?
Cosa offrivo di me stesso? Cosa sono disposto ad offrire?
Il limite sta già nelle domande, mi trovo infatti a rivolgerle comunque a me stesso.
Sembrerebbe un approccio “in solitudine” al problema, ma forse si è sempre “soli” quando si affrontano certi “temi”, ed in parte è anche giusto così. La meditazione è anche e soprattutto “Arte della Solitudine”.
Allora, mi sembra di capire, il “problema” non sta nei “figli” … così come non sta nei loro “padri” … il problema, se così si può dire, sta nelle “persone”.
Ci ritroviamo spesso a giudicare i “ruoli”, a creare schemi che ci semplifichino la lettura di “universi” inesplorati, ma in fondo è solo la fatica che guida questa impostazione.
La fatica di immergersi in una consapevolezza che potrebbe anche farci paura, se spinta oltre un certo limite. E’ comprensibile tutto questo, la Vita è già complessa di suo per “indagarla” troppo … anche se solo un po’ per gioco.
Quello che resta è la curiosità … cosa “pensava” mio Padre? Forse non l’ho mai saputo veramente.
E cosa “pensa” mio figlio? … Chissà se lo saprò mai veramente?
Non resta che concentrarsi sul proprio “pensiero” … chissà che non sia poi questa la strada giusta per aprirne di nuove.

Lei intanto si è alzata … è andata a prepararsi un caffè.
Come vorrei essere il suo “caffè”…

PENSIERI “EPIFANICI”ultima modifica: 2006-01-06T12:23:18+01:00da gi.punto
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17 pensieri su “PENSIERI “EPIFANICI”

  1. Credo che l’unica risposta alla tua domanda sia cercare di dare sempre il meglio di noi, dare tutto ciò che abbiamo e, quando occorre, anche di più. Sono i rimpianti quelli che segano le gambe. Le cose non dette, quelle non fatte, per orgoglio, per ripicca, per ignavia o per pigrizia. Difficile, molto difficile, siamo esseri umani, non dimentichiamolo e non sempre sappiamo essere al massimo delle nostre possibilità e capacità. Potevi seguirla, mentre andava a prepararsi il caffè e semplicemente dirlo a lei, anzichè scriverlo qui :-). Grave omissione e occasione persa…ma chissà, magari invece lo hai fatto.

  2. Quante domande a cui non c’è risposta!
    Il “mestiere” di genitori lo si impara sulla propria pelle, ma questo lo scopriamo solo quando questo diventa il nostro ruolo, non prima. Sì, ci sono certe giornate in cui il ricordo di qualcuno è talmente vivo da materializzarsi . Conosco questa sensazione!
    Un abbraccio. Ilia

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