PAROLE

La porta delle Stelle

“Le parole non sono altro che i rozzi portali delle dimore dove abitano le idee.”
(Anonimo)

Dopo aver letto una frase così lapidaria, verrebbe certo l’impulso di tacere.
Perché scrivere o generare parole ha in fondo un solo e definibile scopo: comunicare qualcosa a qualcuno che non sia solamente il nostro “io interiore”, e se poi il rischio, ma in quest’ottica si potrebbe quasi dire la triste “certezza”, è quella di non poter essere compresi se non per pallida intuizione approssimativa … beh, credo che l’impresa possa in qualche misura anche spaventare e portare ad una dolorosa rinuncia.
Ci sono casi, è vero, in cui la parola, scritta o orale ma comunque in qualche modo “esterna”, ha solo l’apparente scopo immediato di fissare un concetto prima ancora che ci sia effettivamente del tutto chiaro, ma questa, di solito, è solo una fase preliminare. Prima o poi, in maniera più o meno consapevole, quel concetto, una volta chiarito, anche solo in parte o per pura e semplice sensazione emotiva provata in quell’attimo, genererà un bisogno di comunicazione che sarà tanto più “impellente” quanto più la sensibilità dell’individuo che lo prova si avvicina e si confonde con quell’esigenza di comunione che, in realtà, credo caratterizzi di per sé la natura umana.
E’ faticoso superare quei “rozzi portali delle dimore dove abitano le idee” … e la fatica dovrà essere affrontata da chi, quelle parole scritte, avrà avuto la Fortuna di incontrarle e di poterle leggere o anche solo ascoltare.
Perché la chiamo: “Fortuna”?
Perché questo e non altro può essere il nome affidato a quella “cosa” che accade a chi s’imbatte in coloro che quell’impulso a tacere, di cui parlavo prima, hanno deciso di non ascoltare.
A volte passano secoli, prima che le due “fatiche” s’incontrino, a volte sono invece solamente gli attimi di un frenetico tempo presente quelli che le separano. Perché, nonostante tutti i suoi evidenti limiti che spingono in direzione contraria, è proprio questo nostro ambiguo, e per certi versi inaccettabile, tempo presente che ha saputo rendere giustizia, con modalità un tempo inimmaginabili, ad un’esigenza di “riscontro” che credo in effetti sia esistita da sempre ma che, solamente da poco, è riuscita ad ottenere che le le soglie del tempo e dello spazio non risultassero più così difficilmente permeabili come in origine.
Come al solito, sono proprio questo genere di contraddizioni apparentemente inconciliabili che rendono difficile esprimere un giudizio deciso o anche una semplice ed univoca valutazione.
Credo comunque valga sempre la pena di cercare di rendere “visitabili” le dimore delle proprie idee, qualcuno desideroso di varcare la soglia … prima o poi, arriverà.
E se poi sarà anche in grado di farlo …

PAROLEultima modifica: 2006-10-21T22:28:55+02:00da gi.punto
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14 pensieri su “PAROLE

  1. Le ricerche in compagnia hanno un premio, la sera tornati a casa, le arselle e le vongole finiscono in pentola e mentre bolle l’acqua per la pasta si chiacchera…inve ce la pentola è piccola e c’è solo il silenzio. La pentola è solo mia e la sofferenza, non voluta, forma parte della strada. La serenità poi, a tratti, solo a tratti. Buona domenica anche a te, bacio.

  2. Stavo cercando di fare mio il tuo post. Poi ho pensato. (E gli effetti, si sa, di solito sono devastanti). Dicevo…non so mica se tutto sommato a me vada di avere questo pellegrinaggio di gente che vuole visitare la dimora delle mie idee. Metti poi che le trovi insipide e prive di interesse. Che faccio? Devo rimborsare il biglietto di ingresso? Ma chissà, forse vale la pena aspettare davvero qualcuno in grado di varcare la soglia e soprattutto desideroso di portarsi via qualcosa. In fondo la dimora delle mie idee è grande e spaziosa, almeno quanto un ripostiglio 🙂 Buon fine domenica.

  3. “Le parole non sono altro che i rozzi portali delle dimore dove abitano le idee.”
    D’accordo, ma accade che, per uno strano quanto non insolito paradosso, ci sono parole che non esprimono alcuna idea, e idee che non trovano parole, o meglio parole che siano comprensibili ad altri, non per intrinseca incapacità della parola stessa, quanto per “povertà” del nostro interlocutore. Non è facile trovare una sorta di sintonia con l’altro da noi, e, di conseguenza, aprire i “rozzi portali della dimora delle idee”.
    E tuttavia, per le contraddizioni che mi caratterizzano, il mio portale è aperto!!!
    Ciao a presto, spero. Ilia

  4. La mia opinione in proposito non fa testo. Sono un’estimatrice delle parole e i portali mi affascinano. Più del desiderio di oltrepassarli, più della voglia di decifrare i fregi e le iscrizioni. Sono i portali in quanto tali che adoro, il loro apparire lì, davanti, prima di ogni altra cosa. Poi le dimore, sì. Quelle però devono mantenere le promesse del portale. Il più delle volte non lo fanno, ma non importa. Uscendo mi volterò comunque a guardare le screpolature, i colori sbiaditi. E forse mi porrò ancora qualche domanda. Ciao, Giuliano, ci si incontra di rado, ma ci si incontra.

  5. Quei “rozzi portali” sono tentazione, sfida, lusinga o tormento… quanta verità in questo post… parlare e ascoltare, dire e tacere. In fondo, a volte, anche il silenzio parla, ciò che non diciamo, per impotenza o non volontà, in qualche modo trapela, ci avvolge e irradia sugli altri. E prima o poi verrà ascoltato. E mi piace pensare che si possa “incontrare” altre menti e idee e sentimenti al di là del tempo; in fondo è quello che ci succede coi libri. E, in lassi di tempo più stringati, quello che ci regala il blog;-) Buona domenica, Gea

  6. Hai ragione. Il vero errore sta nel non applicarsi a sufficienza per comprendere quando ne valga la pena, perchè il rischio di scambiare l’una cosa per l’altra è altissimo. Ma questo, forse, è uno dei limiti intrinsechi alla solitudine stessa, che tende, per sua natura, alla ricerca di un isolamento esagerato. Di esso se ne conosce ogni singola sfacettatura, fa male star soli, ma, si pensa, forse questo è l’unico modo per mantenere il dolore sempre agli stessi livelli, non consentendogli di aggiungerne altro. Nessuno ti avvicina? Nessuno potrà farti soffrire. La troppa vicinanza genera dipendenza e questa, ben lo sappiamo, non fa mai bene. E poi, se si sbaglia, ce la si può prendere solo con se stessi. Non si riceve male, ma neppure se ne fa. Certo poi, può anche capitare di cadere in un compatimento che non ha nulla di positivo, ma quale comportamento non porta a delle conseguenze. La desolazione o l’abbandono, sono solo alcune di queste, assieme al compatimento appunto. Sono scelte. Giuste o sbagliate che siano, sono quelle che facciamo perchè, al momento, ci pare non ve ne siano altre.
    Dimmi, saresti tu la persona pessimista? Non ho mai, in assoluto, avuto alcun riscontro in questo senso. E questo è un dato di fatto. Quel po’ di positività che riesco a racimolare, mi è venuta e tuttora mi viene, in gran parte, da te. Non è vero che non ho mai condiviso le tue soluzioni. Il vero Miracolo sai qual’è? Che dai tuoi cartoni, non è mai uscita polvere, se non quella luminosa e affascinante delle Stelle e questo non potrò mai dimenticarlo, perchè entrambi ne conosciamo il potere. Ho cercato di varcare la soglia delle dimore delle tue idee, non so se sono stata in grado di farlo, nel senso in cui intendi tu, ma almeno ci ho provato e non ho intenzione di smettere :-). Bacio.

  7. Distratta dalla musica che viene da un bar, qui vicino alla casa che abito, ho come l’impressione che tu abbia parlato in questo post di qualcosa che abbiamo sfiorato poche ore fa lì da me. Io non so chi tu stia citando laddove definisci le parole come “i rozzi portali delle dimore dove abitano le idee.” Anzi no, vedo che trattasi di un anonimo. E se per caso l’anonimo si sbagliasse? Se per caso si potesse essere più radicali e dire che le parole sostanziano le idee, le costruiscono. Non ci sarebbero più le idee nella caverna di Platone (ricordo bene?) ma assolutamente il contrario. “All’inizio c’era il verbo”, poi l’idea. Questo getterebbe nuova luce sul nostro discorso su Pessoa? Ancora una volta non so se riesco a veicolare quello che penso fino in fondo, che se vuoi forse non è estremamente chiaro neanche a me stessa, o, se preferisci, preferisco non chiarire neanche a me stessa perchè le conseguenze di un’adesione totale a questo pensiero potrebbe avere delle conseguenze devastanti in un senso … Buonanotte da Giulia.

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