QUALCOSA DI INDEFINITO

Cos’è che fa di noi quello che siamo?
O meglio: cos’è che ci spinge a cercare qualcosa che sentiamo di non avere ancora?
Non è semplice, credo, esprimere una sensazione come quella che fa scaturire una domanda simile.
La sensazione che si prova nel momento stesso in cui ci si rende conto che “nonostante tutto” c’è ancora della strada da fare non rientra certo tra le esperienze più facilmente condivisibili. Eppure, senza necessariamente rendersi perfettamente conto di come ciò possa avvenire, capita a volte di intuire che questa particolare esperienza non è affatto un qualcosa di esclusivamente personale.
E’ sicuramente una constatazione che fa sentire in qualche modo meno soli e, al tempo stesso, rende meno stringente e drammatica la situazione. Con un po’ d’impegno, anzi, si può addirittura riuscire ad affrontarla anche con un pizzico di serenità e, dato il contesto, non è certo poca cosa questa.
Passa il tempo e le tensioni finiscono inevitabilmente per stemperarsi, anche nelle situazioni più problematiche, ma fa sempre piacere rendersi conto che comunque tutto non era solamente il frutto di una sorta di personale disagio momentaneo o, se piace di più, di un contingente ed indefinito spaesamento.
Resta il fatto che, se anche la tensione può diminuire, non per questo cala l’attenzione rivolta a percepire certe sfumature del proprio e dell’Animo altrui. Alti e bassi, salite e discese, per molto tempo, come se non fosse possibile definire un equilibrio di ricerca, ma la ricerca è fatica … e la fatica si paga, in termini di stress o comunque di un generico affaticamento delle funzioni esistenziali.
Di contro però la fatica, se accompagnata dal desiderio e dalla passione, prima o poi, sopravvivendo, sviluppa anche le capacità di affrontare i problemi, anche quelli più difficilmente inquadrabili. E allora le prospettive finiscono fortunatamente per cambiare: al posto del fuoco si può scoprire di avere ormai un confortevole tepore e, al posto dell’acqua alta, qualcosa di buono con cui potersi dissetare.
E’ difficile raggiungere una sostanziale autosufficienza e, al tempo stesso, continuare ad Amare gli Altri … ma non è impossibile.

Fuochi 1 - Lorenzo Mattotti



Fuochi 2 - Lorenzo Mattotti


Fuochi 3 - Lorenzo Mattotti

(Immagini tratte da: FUOCHI di Lorenzo Mattotti, 1997)

QUALCOSA DI INDEFINITOultima modifica: 2007-01-13T09:42:37+01:00da gi.punto
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10 pensieri su “QUALCOSA DI INDEFINITO

  1. La tua attenta analisi mi conforta . E mi induce alla speranza. La speranza soprattutto di non aver sbagliato a scegliere il tepore. Dopotutto un fuoco troppo forte, ricordiamoci, può anche scottare e fare troppo fumo nel cam(m)ino. E poi, ci sono sempre cose da fare e obiettivi da raggiungere.E, Hai ragione anche in questo, è condizione spesso condivisa. Un abbraccio affettuoso.

  2. Non essere soli è certamente la condizione essenziale per comprendere l’indefinito. Da soli può apparire troppo ampio, troppo profondo, troppo vago, troppo sfumato e si rischia di perdercisi. In compagnia le cose migliorano, si possono studiare i confini, si può cercare di contenerlo o di trovare la valvola da cui farlo uscire o entrare. Ma poi alla fine si sa come finiscono queste cose, possiamo farci mille giri di parole ma alla fine queste faccende di “indefinito” si risolvono a letto. Ma non un letto con le lenzuola di seta davanti ad un caminetto. Il lenzuolo, se c’è, è monouso e il lettino è nello studio di uno psicanalista (o psichiatra nei casi più gravi). E allora è importante non essere soli, perchè probabilmente, con una bella terapia di gruppo, lo psicanalista magari fa uno sconto sulla parcella 🙂 In realtà ero partita con un discorso più serio, ma era “troppo” serio :-))

  3. Tu hai un problema. Sei presuntuoso!! E vivi nella convinzione che la poesia sia solo quella “classica”. Insomma…tu non sai leggere le mie “poesie”.Ecco ! Cosa rischi a lasciare un bacio? Rischi che ti tiri dietro un orsetto! Poi ti voglio vedere sul lettino mentre racconti che i tuoi traumi derivano dall’aggressio ne di un orso!!!:-)))))) ))) Baci!

  4. Commento al post :
    Molte cose fanno di noi quello che siamo. La ricerca continua e costante, ci è necessaria, per dare una ragione al nostro vivere e la strada da percorrere non è mai finita. Il contrario equivarrebbe a una resa. Ciò che ci differenzia gli uni dagli altri, sono i modi ed i mezzi che usiamo per andare avanti. Questo, quantifica, se proprio si vuole farlo, il valore che può avere, per ognuno di noi, del termine “pizzico” di serenità. Il tempo aiuta e stempera, è vero, ma chiede sempre qualcosa in cambio. Quello che dovremmo chiederci è se tale scambio si rivelerà equo. Ma essendo una cosa che riguarda il futuro, è davvero difficile dare una risposta. Quindi la scelta rimane una, o accettarlo o rifiutarlo. Le conseguenze rimangono comunque a carico nostro. Già, come vedi, non si parte molto avvantaggiati in termini di equità, ma anche osare è insito in noi. Il quanto è soggettivo. Gli indefiniti spaesamenti restano tali finché non li si affronta. A volte occorre coraggio, altre determinazione, altre un po’ di incoscienza. Anche l’attenzione a certe sfumature dell’animo proprio ed altrui, è legata al nostro modo di essere. Nessuno è uguale ad un altro, le reazioni sono definite anche in base a quanto ci si tiene, a noi stessi ed agli altri. E anche qui, siamo nel campo delle cento pertiche. Generalizzare è un po’ troppo restrittivo. Che la fatica richieda un tributo è sicuro, sennò non si chiamerebbe così, ma come giustamente dici, se c’è interesse, desiderio e passione, nulla ci può fermare. Neppure la ragione. Il fatto di non essere soli può aiutare, ma, in definitiva, la decisione, pesa sempre su di noi. Rimane il fatto che, al di là di tutto, nulla rimane certo. Il confortevole tepore può tornare ad essere fuoco e l’acqua con cui ti disseti, ritornare alta. Ma chi non osa non progredisce e i sentimenti, di qualsiasi genere essi siano, rischiano l’appiattiment o e l’atrofia e allora, al diavolo l’eccessiva prudenza, si va avanti e poi si vedrà.

  5. Commento al tuo commento :
    Che gli altri non ci capiscono, il più delle volte è vero, soprattutto quando vogliamo a tutti i costi che “pensino” con la nostra testa :-). Lo stesso vale per la vicinanza, per alcuni già pochi metri sono un abisso, per altri centinaia di migliaia di km. sono dietro l’angolo. E’ un po’ il discorso che ti ho fatto nel commento precedente. Siamo tutti meravigliosamen te o disastrosamente differenti l’uno dall’altro, anche nelle sfumature, soprattutto per quanto riguarda i sentimenti. Il riuscire a percepire le cose, anche se non le si vedono direttamente, può capitare, ma credo occorra una particolare predisposizione d’animo, un certo stato di grazia ed una grande fiducia negli altri. Le prove raramente mentono e non tutti riescono sempre a vivere di fede :-). Insomma, un abbraccio reale ad esempio non potrà mai reggere il confronto con uno virtuale e il guardarsi negli occhi mentre ci si parla, non sarà mai come immaginare gli occhi dell’altro. Qualche volta però, lo ammetto, può appunto succedere…Non chiedere scusa per i tuoi sfoghi, siamo qui anche per questo, per un sano e costruttivo confronto. Mi poni molte domande, per rispondere ad ognuna di esse, dovrei intasarti il blog…non mi pare il caso:-) Non mi stupisce tu abbia scelto la Speranza, perchè è da un po’ che ti leggo e, al di là di là della tua inquietudine, mi hai sempre trasmesso ottimismo e positività. Ma, almeno nel mio caso, sulla base di quella che sono, certi risultati senza una rinuncia o senza qualche condizione, sono impensabili. Non sei incosciente, forse sei solo fortunato :-). Un buon futuro non è auspicabile se troppo spesso il presente è fatto solo di dolore, perchè in questo caso vengono a mancare le premesse necessarie per crederci. Il Naviglio d’inverno o d’estate che sia, mi fa sentire a casa, perchè fa parte della mia vita, fin dall’infanzia. Grazie per il tuo commento. Baci.

  6. Devo farmi perdonare uno scorretto lancio di orsetti e un commento irriverente che riduceva il tuo “indefinito” ad un problema psichiatrico.
    Quindi mi metto qui, buona, brava e “seria”. Di strada da fare ce n’è tanta, ma già il fatto di rendersi conto che qualcosa manca e che la stiamo cercando significa che tanta è stata fatta, magari inconsapevolmen te. Forse fino a quel punto è una strada percorsa da soli o quasi, o forse con persone non del tutto in grado di aiutarci a superare lo scoglio dell’indefinit o, rendendone, se vogliamo, ancora più ampi ed incerti i confini. Il pregio è certamente che ci hanno aiutato a scoprire che qualcosa di indefinito esiste. Poi un giorno ti trovi per caso a parlare con qualcuno che vive il suo “indefinito” con la stessa “inquietudine ” con cui lo vivi tu e ti rendi conto che un pezzo di strada in comune si può fare, anche se non hai la più vaga idea di dove questa potrà portare, nè del motivo per cui la stai percorrendo. Ti rendi solo conto che “non da soli” è meglio, che chiacchierare mentre cammini ti porta a guardare il tuo interlocutore e a scorgere alle sue spalle paesaggi che non avresti notato camminando solo e pensieroso concentrato sulla punta delle tue scarpe. Noti nei gesti e nei movimenti altrui, nel suo modo di camminare e di schivare le pozzanghere, che molti dei suoi atteggiamenti sono anche i tuoi e se non lo sono lo possono diventare. Ti ritrovi ad “usare” le sue esperienze e i suoi punti di vista per notare sulla tua strada cose che prima non consideravi. Forse la tua strada non cambierà per il fatto di averla percorsa con qualcuno, porterà sempre alla stessa destinazione, ma lo farà in modo certamente più piacevole e meno “preoccupante “, vale sempre il detto mal comune mezzo gaudio! Poi ci sono gli incerti del mestiere…si sa…e magari stai camminado con qualcuno che con accanimento terapeutico cerca di farti vedere il “mezzo gaudio” come “gaudio pieno”:-) Ci riuscirà? Mah…mi sa che anche lui di strada ne ha ancora tanta da fare se vuole riuscire in questa missione, comunque “possibile”:- )

  7. In effetti tanta morbida dolcezza aveva una provenienza specifica, quindi bisogna ammettere che il tuo intuito è ben sofisticato. Però questi eccessi esteriori mi passano in fretta e a tutta quella robina dolce mi sa che sostituirò qualcosa di salato. Pensavo a due melanzane alla parmigiana, tu che ne dici? 🙂

  8. Anche io mi chiedo spesso quale sia il “centro” di noi, sempre che questo centro esista… poi mi dico che è ciò che cerchiamo e come procediamo in questa ricerca che “fa” noi, anche se mi hanno insegnato che l’essere tutti d’un pezzo è un valore. E io non mi sono mai sentita così, semmai una miriade di pezzi, fluttuanti e discordanti. A volte amo la fatica, come la chiami tu, la tensione, il senso di essere comunque vivi scarpinando sempre in salita e mi dico che solo così si può continuare a vivere, ad amare, a guardare con curiosità al domani e a chi mi sta intorno; a volte mi sorprendo a sperare che tutto taccia… la tentazione del letargo, della tana in cui rifugiarmi escludendo tutto il resto… Buon anno.

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