PAOLO (7° parte)

yin & yang



Ogni tanto, salivo fino in cima alla scaletta buia del campanile, da solo, e con il mio album dei disegni mi sedevo sul parapetto della cella campanaria, appoggiando la schiena alla muratura d’angolo.
Se ero lì non era certo per allontanarmi dagli altri ma solamente per avvicinarmi un po’ di più a me stesso. Ho sempre amato guardare lontano, oltre l’orizzonte, e quella rappresentava certamente una condizione privilegiata.
Non era facile avere un attimo di respiro in quei giorni frenetici che fluivano a tratti in maniera serena, lasciando aperte però tutte le possibili sfumature delle tensioni orientate verso un futuro a cui mancavano ancora la maggior parte delle coordinate.
I giorni scorrevano velocemente, con la precoce ed intensa consapevolezza di stare vivendo in quel momento attimi importanti per le proprie esistenze. C’era saggezza, in fondo, in quel lieve desiderio di aprire un strada che potesse finalmente condurci lontano dai propri dubbi e dalle inalienabili insicurezze. Tutto però appariva naturale, inevitabile, per niente faticoso. Era come lasciarsi condurre dalla corrente verso quell’unica e possibile direzione avvertita come necessaria e imprescindibile.
Erano giorni di natura corale, ma non per questo le nostre individualità ne risultavano sminuite o emarginate. Non saprei oggi ritrovare la ricetta perfetta ma so che ce ne sarebbe un immenso bisogno.
Salire i gradini nell’oscurità era come una sorta di doccia purificatrice che consentiva, al tempo stesso, di allentare le tensioni contingenti e di prepararsi al bagno di sole che in alto mi aspettava.
Era come “sbocciare”, l’arrivare su in alto, ed il colpo d’occhio sulle colline circostanti immerse nel verde metteva subito un freno ad ogni possibile vibrazione interiore.
Mi sedevo allora in pace con me stesso.
Non disegnavo molto, ricordo, sono lento anche in questo, ma non c’era bisogno di riportare necessariamente indietro qualcosa di tangibile. Il resto, la cosa più importante, era certamente dentro di me.
Voltarsi adesso indietro, mi rendo conto, non ha poi molto senso. Quello che è stato è stato, nel bene e nel male, nelle conquiste e nelle sconfitte inevitabili che procedono sempre di pari passo in una Vita normale, frutto d’impegno e di pensieri rivolti spesso a non risparmiarsi per il futuro.
E allora perché questa sera ricordo all’improvviso di aver lasciato il racconto a metà? Senza una conclusione che fosse degna di una storia non banale vissuta molti anni indietro nel tempo.
Questo credo sia solo il frutto della mente e di tutti i suoi misteri che, a volte, sembra quasi che giochino dispettosi per spiazzare ogni nostra possibile interpretazione razionale, o forse è solo la conseguenza di uno stato d’Animo che, nonostante tutto, non riesce in realtà ancora a trovare la sua Pace.

(fine della settima parte)

PAOLO (7° parte)ultima modifica: 2007-03-16T10:07:51+01:00da gi.punto
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11 pensieri su “PAOLO (7° parte)

  1. Sei sempre stato molto riflessivo, ma, ultimamente, ti leggo anche parecchio malinconico. Va tutto bene? Magari sei solo stanco, magari è la primavera o forse ciò che percepisco è solo il riflesso della mia malinconia…Cr edo che più che frutto della mente, queste siano sensazioni che nascono dall’anima che quando è inquieta è davvero difficile riesca a darsi Pace… Un Abbraccio.

  2. Eccoti qua, con un post che mi riporta indietro in due momenti diversi. Uno è un momento di tanti anni fa, una gita scolastica. Sono momenti unici e irripetibili per l’atmosfera che si crea, per la libertà di quei momenti. Niente del genere sarebbe più riproducibile oggi neppure con le stesse persone negli stessi luoghi. L’altro momento risale a qualche mese fa, parecchi per la verità, quando ho inizato a leggere i tuoi post e mi sono accorta che descrivevi perfettamente, come io mai potrei fare, sensazioni che ho provato. Questo, quello di questo post intendo, è il “mio” Punto.G….ops. …G.Punto, in ogni caso mi provoca un particolare ed insolito piacere leggerti. Ah…se invece del machete utilizzassi un rasoio tradizionale per raderti, baciarti sarebbe una vera libidine. Peccato, dovrò limitarmi a salutarti con una pacca sulla spalla :-))

  3. No, no, nessuna chiave persa, ma forse qualcuno ha perso la memoria 🙂 Non importa, non è la prima volta. Comunque i miei pensieri ultimamente, sono piuttosto noiosi…ma vedrò di dar loro qualche ragione per riprendere vita :-). Buona domenica a te e Abbraccio ricambiato. N.

  4. Ti darò l’indirizzo di mia madre così, nel caso che nel blog dovessero spuntare orsetti o cuoricini, potresti avvertirla che ha qualcuno di cui occuparsi perchè di certo non potrei più badare a me stessa da sola. Il resto è solo routine 🙂 Sto aspettando che qualcuno mi porti a ballare….di solito è così che funziona. Si mangia insieme, poi si va a fare quattro salti. E ci sarebbe davvero da ridere :-)))

  5. Giusto, sbagliato…Tut to dipende da ciò che, “in quel momento”, ci è necessario e solo noi stessi, sappiamo di cosa abbiamo bisogno. Da qui la nascita dell’aspettati va che, chiaramente, contempla un unico punto di vista. Gli altri sarebbero solo ripieghi, che per alcuni sarebbero comunque sempre meglio di niente. Non per me, perchè accontentarmi, anche se spesso e per diverse ragioni lo faccio, mi fa più male che bene. Ma questo non significa fermarsi, anzi è uno sprone ad andare avanti, perchè solo nella ricerca costante c’è la speranza di trovare ciò che ci manca. La cosa migliore sarebbe riuscire a contare solo su noi stessi, ma come ben sappiamo, nessun uomo è un’isola, oppure…essere come te. Fai corsi accelerati per teste dure? 🙂 Buona serata.

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