C’E’ UNA COSA CHE …

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C’è una cosa che credo di aver imparato vivendo: le cose migliori, quelle più belle, quelle che maggiormente si sono apprezzate, ed a cui ci sentiamo legati in maniera particolare, non si possono “costruire” a tavolino e, particolare ancor più interessante, hanno solitamente premesse, antefatti e durata relativamente brevi.
Se la durata relativamente breve ha una sua logica evidente: la felicità infatti non può certo assumere la natura della stabilità, perdendo così definitivamente l’effetto sorpresa che ne costituisce certo l’elemento fondante, meno prevedibile è invece il tempo breve che separa l’inizio di qualcosa dall’esito di cui parlo.
Questo effetto diviene ancor più evidente se confrontiamo la breve durata delle premesse con gli anni passati in seguito a ripensare a quanta fortuna avevamo in effetti avuto nel vivere quella particolare esperienza, magari rimpiangendone un’evoluzione imprevista o comunque meno stimolante rispetto all’attimo precedentemente vissuto.
A priori non è immaginabile che sia possibile costruire, guidandola, una situazione che possa veramente “funzionare”, a meno che quella dell’autoinganno non sia un’arte che si è saputo coltivata con particolare maestria. E allora ci vuole intuito, la capacità cioè di fiutare il vento e di lasciarsi andare senza troppe remore, scivolando lungo un percorso che non abbiamo segnato ma che siamo comunque disposti a condurre fino in fondo, costi quello che costi.
In questo, siamo tutti molto diversi, ciascuno con il proprio modo di essere di fronte all’ignoto e con le diverse aspettative che muovono sensazioni, pensieri ed inquietudini.
Io il vento lo seguo, mi lascio andare, ho fiducia, anche perché francamente non saprei cos’altro fare. E poi ci vuole anche un pizzico di Fortuna e di incoscienza, ma la cosa più importante resta comunque sostanzialmente la capacità, acquisita o innata, di affidarsi alla corrente in cui ci siamo spontaneamente immersi. Ed io questa la chiamo sensazione inconscia di appartenenza armonica ad un Universo sconosciuto a cui comunque più o meno inconsapevolmente, ed involontariamente, tutti apparteniamo.
Credo che l’immedesimazione assoluta, senza esitazioni e pentimenti, senza paure o eccessivi tentativi di razionalizzazione sia in effetti l’unica possibilità che garantisca di poter cogliere gli attimi per quello che sono e di poterli veramente vivere in maniera piena ed assoluta.
A questo punto è necessaria una precisazione che eviti possibili fraintendimenti: l’adesione completa non implica affatto che la partecipazione si trasformi in un annullamento personale all’interno della situazione, ed è questa una cosa che non è affatto semplice da spiegare.
Quando due Anime s’incontrano veramente … fanno “scintille”, e non parlo solo d’Amore, mi riferisco infatti in maniera particolare alla comunione delle emozioni, a quegli attimi che squarciano per un momento il velo massiccio che separa solitamente le singole individualità. Quanti Amori grandi, folli e passionali in effetti quel velo in fondo non l’hanno mai veramente squarciato? Restando ciascuno dalla propria parte dell’emozione intensa che stava vivendo, senza toccare mai una reale condivisione che non fosse di natura puramente fisica.
Al fine di evitare ulteriori fraintendimenti, preciso che ritengo l’attività sessuale la più alta forma di comunicazione umana, questo però a patto che essa non si limiti al meccanico e semplice atto carnale ma al contrario venga vissuta con l’intensità e la partecipazione che solamente la mente è in grado di assicurare. Siamo animali, è vero, ma in fondo piuttosto evoluti, anche se spesso insanamente votati all’autodistruzione, ma questo è un altro discorso.
La cosa che mi fa un po’ sorridere è che continuo ostinatamente a cercare di razionalizzare cose che non possono spingersi così a fondo in un tentativo di schematizzazione. Per capirsi meglio: “non ci sono ricette … ma la cucina è comunque di ottimo livello”.
Non ci resta allora che avere fiducia nel cuoco, apprezzare il suo lavoro e non chiedersi troppo: “chissà cosa c’è dentro?”.
Non è forse questo il modo migliore di vivere? Sempre, ovviamente, che si sia incontrato il cuoco “giusto”.

C’E’ UNA COSA CHE …ultima modifica: 2007-03-23T22:14:56+01:00da gi.punto
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4 pensieri su “C’E’ UNA COSA CHE …

  1. Sante parole, ma… (Senza “ma”non sarebbe un commento mio, il “ma” da queste parti è la mia firma). Tutto buono, ottimo, bella cena, ingredienti che sembrano tutti ben dosati e non ti chiedi cosa ci sia dentro la tua pietanza, magari aggiungi un bicchierino di vino che ti rende un po’ euforico e meno sensibile a certi gusti che dovrebbero metterti in guardia. Poi, finita la cena, spente le luci, da solo nel tuo letto, senti qualcosa di pesante sullo stomaco, senti il retrogusto di un piatto che invece di essere dolce era amaro, oppure troppo salato, oppure troppo piccante. Ti ritrovi a bere acqua fresca per lavare via quei sapori e ti dici che in quel ristorante non tornerai mai più. Magari ti fermerai a mangiare una pizza in quello a fianco, ma prima darai una controllatina al cuoco (e lo preferirai calvo, col dubbio che ad averti rovinato la digestione sia stato un capello del primo cuoco finito nel tuo piatto) e in ogni caso per un congruo periodo sarà il caso di seguire una dieta in bianco:-) Ricordo che una volta da bambina feci indigestione di latte alla portoghese, mi piaceva tantissimo e mia madre me lo faceva spesso. Da quella volta mi nausea anche solo il pensiero di essere nella stessa stanza con lui. Certe cose di scuotono dentro:-))

  2. Tu sei per me, senza dubbio, un uomo curioso, bizzarro insomma e molto particolare. Tranquillo è un complimento:-)
    Condivido gran parte di ciò che hai scritto, anche se sono una di quelle persone per le quali, il senso di appartenenza armonica ad un Universo, è qualcosa di completamente sconosciuto.
    Sai qual’è la cosa davvero strana? E’ che ho scritto un post in questi giorni, poi arrivo qui e leggo il tuo e mi accorgo che, in un certo senso, è come se tu mi avessi in qualche modo anticipato. E’ difficile da spiegare, ma quando lo pubblicherò e lo leggerai, so, e non chiedermi il perché, che capirai cosa voglio dire.
    A tale proposito vorrei chiederti un favore, se possibile. Trovo l’immagine che hai usato, incredibilmente perfetta, per ciò che ho scritto. La posso usare?
    Grazie comunque. Ti aspetto 🙂 Buon fine settimana.

  3. In silenzio… in silenzio mi è capitato di provare quel senso di comunione di cui parli, quel momento magico e terribile in cui si valica un confine con l’altra persona. E se ci penso bene – uomo o donna che sia stato – non è mai stato all’interno di una storia d’amore. E sento che è giusto così. Ma tu, cuoco saggio e inquieto, come ogni maestro nascondi il tuo ingrediente segreto. Se posso gettare “sul piatto” le mie personalissime sballate sensazioni, dietro le tue dense e succose parole, c’è un non detto che rende il piatto unico e irripetibile. Ma come dici tu, non guastiamo la degistazione con la troppa curiosità. Buona domenica, Gea

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