DUE GIORNI FA

Raticosa


Sono qui, in piedi, nella piazza della Chiesa, davanti a queste due fontane.
A colpo d’occhio sembrano esattamente uguali ma sono certo che contengono almeno dieci piccole differenze. Potrei passare quel che resta del pomeriggio a cercarle, tra le pietre o nelle pieghe dei miei pensieri, e non mi dispiacerebbe affatto. Sono fatto così.
Potrei anche chiedermi cosa ci faccio qui, adesso, ma mentre penso che in fondo potrei anche farlo mi accorgo che per me è del tutto normale essere qui e, in fondo, dubbi in merito proprio non ne avevo. E non chiedetemi di spiegarne il motivo, perché non a tutti è dato di comprendere a pieno il senso dell’Universalità del passato degli altri, così come dello stesso presente del resto. Coraggio però, con il tempo, l’impegno ed un forte Desiderio … si possono fare anche progressi enormi in questa direzione, e di questo ho le prove.
Sì, perché all’inizio non è affatto facile capirne il senso ma quello che ho di fronte non è il mio passato. Non sono infatti arrivato sin qui seguendo i ricordi che sono, o sono stati un tempo, i miei.
Anche se a volte il passato di alcuni presenta delle sconcertanti similitudini che non necessariamente si sviluppano nei dettagli quanto piuttosto nelle sensazioni accumulate nel tempo, o anche solamente nel modo con cui sono state accumulate e negli effetti che hanno finito per produrre, una cosa è certa: io qui, prima di oggi, non ero mai stato, eppure queste pietre, queste colline, questi spazi che si aprono immensi al di là dei tetti delle case che si stringono lungo la via … ho come la sensazioni di conoscerli.
Alessandra è poco più in là che dorme, in macchina, ha avuto il suo pic-nic sul bordo del lago e adesso ha bisogno di recuperare le energie spese all’aria aperta.
La mia richiesta di andare ancora avanti, oltre il ragionevole della logica dei comuni mortali, non ha colto impreparato il resto della famiglia. Ormai mi conoscono bene e poi, già da qualche mese, non ho perso occasione per sottolineare il mio bisogno interiore di dirigermi qualche volta “verso l’orizzonte”, E quale occasione è stata migliore di questa, lungo il crinale che ci ha condotti fin qui? Per gli orizzonti infatti, oggi, c’era solamente l’imbarazzo della scelta.
Uscendo per un attimo da questi miei pensieri, sollevo lo sguardo dalle due fontane gemelle e leggo le parole scolpite in alto a futura memoria: “OLIM MEMINISSE IUVABIT / PER ONORARE EVANGELISTA DI GASPARE TORRICELLI / DI PIANCALDOLI / CASTELLO DELLA ROMAGNA FIORENTINA / INVENTORE DEL BAROMETRO / E DELLA MISURA DELLA CICLOIDE / N. 15 OTTOBRE 1608 – M. 25 OTTOBRE 1647”.
Del barometro ero a conoscenza, la misura della cicloide mi coglie invece parzialmente impreparato.
Ma come si fa, dico io, ad immaginarsi la misurazione della cicloide in mezzo a questa campagna, a queste colline relativamente spoglie, a questi spazi oltre i quali lo sguardo si perde?
Qui poteva nascere un poeta, uno come il Leopardi ad esempio. Perché in effetti è certamente più facile immaginarsi l’infinito, in un luogo come questo, che la misura della cicloide. Ma in fondo, se ci si pensa bene, anch’essa un po’ d’infinito lo contiene, e allora i conti tornano, perché alla fine, i conti, tornano sempre, anche quando non lo si vuole ammettere.
Ma allora: dov’e’ nato veramente Torricelli?
Questa si che è una bella domanda.
Ci deve essere sotto qualcosa. Queste fontane secondo me non la raccontano proprio giusta. Sarà probabilmente una “guerra” di attribuzioni basate sulla controversa “letteratura” in materia: Piancaldoli, Faenza, Roma … tutti se lo litigano il nostro beneamato Torricelli, ma è normale quando uno raggiunge il successo e lascia qualche traccia ambigua dietro di sé.
Ma non è seguendo i miei ricordi che sono arrivato qui, e non devo dimenticarlo.
Non ho molto tempo per “immedesimarmi”, per comprendere se intorno qualche “onda” del passato è ancora percepibile. A distanza di così tanto tempo le sensazioni possono infatti finire per confondersi, ed io non debbo distrarmi troppo, altrimenti perdo il filo.
Due passi nella penombra della Chiesa ed il pensiero corre lungo le stradine strette del paese fin dentro le porte aperte delle case. In alcuni scantinati si percepisce ancora chiaramente quello che doveva esserci un tempo, prima che diventassimo definitivamente adulti ed il senso di alcune cose si fosse smarrito per strada, o forse questo era solo un rischio che siamo in fondo riusciti ad evitare. Credo di sì, per alcuni fortunatamente è andata proprio così.
La strada principale prosegue, in discesa. Poco più avanti c’è il confine e quelle case si ritrovano proprio tagliate a metà: né carne né pesce, o forse, al contrario, sia carne che pesce … perché, è certo, “mescolarsi” aiuta.
“Bastardo” è parola ambigua ma nel suo senso nobile ed originale serve a ricordarci che l’unione dei diversi non è affatto un limite ma un grande un pregio. Perché se da ciascuno si prendono le cose migliori il risultato finale supererà ogni più ottimistica aspettativa.
Lo so, tutto forse non ho scritto, non è mai facile tradurre in parole ogni sensazione. E poi si è fatto tardi, la luce si attenua, la strada del ritorno è ancora lunga e voglio farla con calma, senza la fretta che uccide i pensieri.
L’importante credo sia riuscire a creare un clima in cui anche le cose non dette possano assumere un loro spessore, finendo proprio per farsi comprendere.
E’ questo in fondo il senso della poetica dell’ineffabile … questa sì, nata di qua dal confine.

Raticosa


DUE GIORNI FAultima modifica: 2007-04-11T16:00:00+02:00da gi.punto
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4 pensieri su “DUE GIORNI FA

  1. Ripassata a leggere il tuo post. Per prima cosa volevo fare una cosa scientifica e rispondere alla tua domanda, ma risposta non c’è. Questo Torricelli, oltre ad essere nato in luoghi diversi, è pure nato in anni diversi e anche da genitori diversi. Tanto che mi sovviene un dubbio. La fontana davanti alla chiesa con la targa alla memoria…non sarà mica uno scherzo da prete e questo Torricelli un vero fantasma che in realtà non è mai esistito? Per tutto il resto mi sembra di vederle le vecchie case di paese lungo la strada, con il negozietto che vende di tutto e il fornaio che fa pochissimi tipi di pane ma lo fa buonissimo tanto da diventare meta di pellegrinaggio. Mi capita spesso, quando vedo certi vecchi paesi di pensare a quanta gente ci sia passata, quanti abbiano vissuto lì negli anni, come saranno state le loro vite, quanti bambini sono diventati adulti, sono cambiati, mentre quelle case sono rimaste le stesse. Spesso ogni casa ha un nome, il nome di un uomo che ci ha vissuto tanto tempo fa, e spesso chi ci vive ora prende il nome di quella casa. Una strana simbiosi fra uomini e sassi, pietre serene che immobili accompagnano la vita degli uomini 🙂

  2. Cercavo giusto qualcuno da mettere ai remi in caso di bonaccia, perciò se sei piazzato e nerboruto…in cambio, vitto, alloggio e…scelta dell’approdo:- ) Quando vuoi. Poetica dell’ineffabil e…bella definizione, al di qua o al di là di qualsiasi confine. N.

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